NUOVO VIDEO DI
MATTEO TRAPANESE

11/10/2021

Il 6 ottobre è uscito il videoclip di “Canzone di una stanza”, nato dall'esigenza di riprodurre per immagini l'inadeguatezza del vivere in spazi angusti, opprimenti e privi di stimoli. Il contrasto tra una natura esterna con spazi enormi e l'oscurità tipica della "stanza" protagonista del brano, è l'elemento principale della narrazione all'interno del video. Nella canzone, il protagonista si sente oppresso dalla realtà chiusa di quattro mura, che non si identifica più con la definizione tipica dell'uomo come "persona", ma più in quella di "animale solitario", che vive principalmente nell'oscurità e anguste tane.

 

Il video suggerisce che il fil rouge che collega l'ambiente esterno con la realtà interna è un fiore di oleandro, catturato per la sua bellezza e conservato in una tazza rotta. Viene poi ricomposto con la tecnica giapponese del “kintsugi”, come forma di ribellione nel buio della stanza con l'imposizione, anche solo simbolica, della delicatezza.

 

Tra tutti gli oggetti disposti nella stanza per colmare il vuoto dell'inadeguatezza, il fiore, anche se più piccolo di tutti gli altri, sembra rappresentare l'elemento decisivo per un cambiamento di prospettiva verso la realtà, cambiamento sancito anche dalla rottura, con conseguente riparazione, della caduta accidentale del bicchiere a terra.

 


The video clip of “Canzone di una stanza” was released on October 6. It was created out of the need to reproduce, in images, the inadequacy of living in narrow, oppressive, and stimulant-free spaces. The contrast between an external nature with huge spaces and the typical gloom of the "room" protagonist of the song, is the main element of the narration within the video. In the song, the protagonist feels oppressed by the closed reality of four walls, that he no longer identifies himself with the typical definition of man as a "person," but more in that of a "solitary animal," which lives mainly in dark and narrow dens.


The video suggests that the common thread that connects the external environment with the internal reality is an oleander flower, captured for its beauty and stored in a broken cup. It is then reassembled with the Japanese technique of “kintsugi,” as a form of rebellion in the darkness of the room with the imposition, even if only symbolic, of delicacy.


Among all the objects arranged in the room to fill the void of inadequacy, the flower, even if smaller than all the others, seems to represent the decisive element for a change of perspective towards reality, a change also sanctioned by the break, with subsequent repair, of the cup accidentally falling to the ground.